a chi legge in silenzio, a chi lascia un commento, a chi torna ogni volta per cercare una nuova storia, una nuova emozione, una nuova parte di me
Questo spazio è diventato molto più di un semplice blog. È diventato il luogo in cui posso lasciare traccia della mia voce, dei miei pensieri, delle mie esperienze e, soprattutto, della mia idea di dominio. Una dominazione che non si ferma alla superficie, non vive soltanto di ordini, regole o parole pronunciate con fermezza.
Qui sono io a scegliere le parole, io a decidere quanto mostrarvi, io a stabilire quando lasciarvi entrare un po’ più vicino.
Ogni post nasce da una parte di me. Da un’emozione, da un’esperienza, da uno sguardo, da quella particolare sensazione che nasce quando il potere passa dalle parole alla mente e dalla mente arriva molto più in profondità.
Sono comunque consapevole di non aggiornarlo tanto quanto voi desiderereste, ma sapete che io amo fare ciò che aggrada a me e non racimolare consensi e followers, quello lo lascio a chi sgomita in questo mondo per poter essere seguita.
Sono però felice di vedere quanto continuate a leggere, seguire, commentare.
Sono però felice di vedere quanto continuate a leggere, seguire, commentare.
Ora quindi accomodatevi, leggete lentamente. lasciate che siano le parole a fare il primo passo. perché se siete arrivati fin qui, forse non state semplicemente cercando di capire cosa significhi essere dominati. forse volete scoprire cosa significa appartenere.
I rapporti veri di dominazione non sono fatti solo di comandi pronunciati ad alta voce, tributi inviati a comando, vizi da soddisfare e lussi da sfoggiare. Esiste un livello più profondo, quello che distingue una dinamica passeggera da un legame viscerale e indissolubile: il rispetto, la devozione e il sacrificio.
Un vero schiavo non si limita ad obbedire quando tutto va bene. Un vero schiavo mette la sua Dominante al centro del proprio universo, sempre, con una devozione costante e silenziosa. È una presenza che ho respirato con particolare intensità quando alla sua porta, lungo il cammino della vita, hanno bussato problemi importanti. In quei momenti non servono parole superflue o pretese fuori luogo: serve la capacità di proteggere, di fare un passo indietro e di rispettare il silenzio e l'intimità di chi si ha di fronte, a prescindere dal ruolo di Dom o slave che si ricopre nella coppia.
È proprio questo rispetto assoluto per la persona prima ancora che per il ruolo a creare fondamenta incrollabili.
I rapporti veri di dominazione non sono fatti solo di comandi pronunciati ad alta voce, tributi inviati a comando, vizi da soddisfare e lussi da sfoggiare. Esiste un livello più profondo, quello che distingue una dinamica passeggera da un legame viscerale e indissolubile: il rispetto, la devozione e il sacrificio.
Un vero schiavo non si limita ad obbedire quando tutto va bene. Un vero schiavo mette la sua Dominante al centro del proprio universo, sempre, con una devozione costante e silenziosa. È una presenza che ho respirato con particolare intensità quando alla sua porta, lungo il cammino della vita, hanno bussato problemi importanti. In quei momenti non servono parole superflue o pretese fuori luogo: serve la capacità di proteggere, di fare un passo indietro e di rispettare il silenzio e l'intimità di chi si ha di fronte, a prescindere dal ruolo di Dom o slave che si ricopre nella coppia.
È proprio questo rispetto assoluto per la persona prima ancora che per il ruolo a creare fondamenta incrollabili.
È la consapevolezza che il sacrificio non è una punizione, ma il tributo più alto e spontaneo alla mia figura.
In questo post leggerete cosa significa davvero costruire un rapporto di dominazione duraturo, dove la vera devozione si misura nel sacrificio che diventa puro piacere.
Era passato troppo tempo dall’ultima volta che ci eravamo visti.
La vita, gli impegni e le distanze spesso riescono a mettere ostacoli anche quando il desiderio di incontrarsi rimane intatto. Ma lui non ha lasciato che fosse la distanza a decidere per lui.Tanti chilometri percorsi per un incontro che, fin dall’inizio, sapeva sarebbe durato troppo poco.
Quando l’ho visto arrivare, ho notato immediatamente il suo sguardo. E quando i suoi occhi mi hanno finalmente vista avvicinarmi alla macchina, ho capito che, per lui, quel viaggio aveva già avuto un significato. Notavo i suoi occhi scrutarmi da lontano mentre mi sfioravo i capelli, osservare il vestito che faceva che faceva intravedere il suo paradiso terreste e poi più mi avvicinavo e più il suo sguardo si piegava alla ricerca di una delle sue droghe : i miei piedi
Piedini laccati, curati e incorniciati nei sandali visto che ormai l'estate era esplosa.
Mi è venuto incontro, mi ha baciato la mano, mi ha sorriso e mi ha aperto la portiera della macchina. Mi sono accomodata, facendo salire un po' il vestito , perché se non c'è un pizzico di sensuale sadismo io non mi diverto, ma lui lo sa, mi appartiene da diversi anni e ogni volta non sa mai quale emozione lo travolgerà.
Dopo le prime battute basate su piacevoli complimenti da parte sua, mi ha chiesto se volessi cenare, fare un aperitivo o se avevo in mente cosa volessi fare della sua esistenza quella sera.
Il tempo purtroppo non era tanto, perché ci sono molti km di distanza come ho già accennato e già parte di questo tempo era stato consumato per il viaggio.
La cena non mi interessava. L’unica cosa di cui volevo cibarmi era il suo desiderio: volevo assaporare ogni sua singola speranza, ogni fantasia taciuta che bramava di ottenere, in un gioco perverso dove ogni mio sguardo lo seduceva e lo torturava allo stesso tempo.
Sapevo perfettamente cosa stava aspettando. Lo carpivo.
Quella tremenda voglia di inginocchiarsi davanti a me era quasi impossibile da nascondere.
E la cosa divertente era proprio questa: lui aveva fatto tutti quei chilometri per vedermi, ma il fatto di essere arrivato davanti a me non significava automaticamente che avrebbe ottenuto ciò che desiderava.
Lui lo sa però che il desiderio non è un diritto, certo si può desiderare, sperare, attendere, ma sono io a decidere e più percepivo la sua impazienza, più mi divertivo a mantenere il controllo della situazione.
E la cosa divertente era proprio questa: lui aveva fatto tutti quei chilometri per vedermi, ma il fatto di essere arrivato davanti a me non significava automaticamente che avrebbe ottenuto ciò che desiderava.
Lui lo sa però che il desiderio non è un diritto, certo si può desiderare, sperare, attendere, ma sono io a decidere e più percepivo la sua impazienza, più mi divertivo a mantenere il controllo della situazione.
Mi piace quella parte della dominazione in cui non è necessario alzare la voce, non serve imporre.
È sufficiente uno sguardo. Un silenzio. Un semplice "non ancora" non detto, ma sussurrato dagli occhi
E improvvisamente tutto cambia.
È sufficiente uno sguardo. Un silenzio. Un semplice "non ancora" non detto, ma sussurrato dagli occhi
E improvvisamente tutto cambia.
Adoro giocare con le sue debolezze, amo manipolare i suoi desideri. Lo faccio da anni. Sono l'unica, abile burattinaia dei suoi pensieri: decido io quando muovere i fili della sua mente e quella sera stavo tessendo con cura la tela della sua bramosia. Più percepivo la sua urgenza di gettarsi ai miei piedi, più glielo negavo.
Sapevo esattamente cosa gli stesse passando per la testa: il terrore che il tempo finisse, la frustrazione di doversene andare senza il premio di cadere ai miei piedi. Giocare con le sue aspettative è un privilegio che mi prendo sempre. Solo allo scadere del tempo, quando l'ora del congedo era arrivata, ho deciso di dargli una briciola. Gli ho concesso di poggiare le labbra sui miei piedi. Un bacio rapido, un tocco quasi impercettibile, prima di ordinargli immediatamente di ritornare in piedi. Ho visto i suoi occhi perdersi nella devozione più assoluta: quel bacio gli ha iniettato un'energia pura, come se un semplice contatto con me avesse riacceso ogni sua fibra, ripagandolo di ogni singolo chilometro e di ogni minuto d' attesa.
Quel bacio è stato la sua linfa vitalizia, la scarica di adrenalina che lo ha fatto rinascere, trasformando il suo tormento nella devozione più profonda.
Prima di congedarsi da Me però c’era ancora un ultimo desiderio che lo consumava, un gesto che custodiva dentro di sé fin dal primo istante della serata e che non aveva ancora osato compiere. Con una timida, quasi timorosa intraprendenza, ha estratto il portafoglio. In un atto di pura devozione si è umiliato, supplicandomi di accettare un tributo spontaneo per il mio benessere. È questo che adoro di lui: non ho mai amato chiedere, non è nel mio stile. E vedere come prevenga ogni mia necessità, come si privi di qualcosa per me senza che io debba pronunciare una sola parola, è la sublimazione più alta del nostro legame.
Gli ho concesso una carezza sul capo come sigillo a quella serata. Mi sono voltata e me ne sono andata, sentendo il suo sguardo impresso sulla mia schiena. Poco dopo, mentre divorava l'asfalto per tornare alla sua realtà, il telefono ha squillato: la sua voce era un filo tremante, ancora sopraffatta dall'emozione.
Poi, durante il suo lungo viaggio di ritorno, è arrivata la sua chiamata: la sua voce ancora tremante tradiva l'impatto di ogni singolo istante vissuto. Mentre macinava chilometri nella notte, la sua mente continuava a riavvolgere il nastro di quella serata, rivivendo ogni attesa, ogni diniego e quel singolo, inestimabile contatto che gli avevo concesso.

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